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Articoli Benessere 3

«L'indice di massa corporea? Inganna»

Non riflette la proporzione tra muscoli e tessuto grasso nel corpo, e non tiene conto del genere e delle differenze di razza

 


MILANO - Dopo quasi due secoli di onorato servizio l'indice di massa corporea, la formula matematica più compulsata da uomini e donne di tutto il mondo, inventata nell'800 dal matematico belga Adolphe Quetelet, potrebbe andare presto in pensione. A chiederlo è un editoriale pubblicato da Science, che dimostra sulla base di alcune ricerche recenti come in molti casi il famoso Bmi da solo non sia in grado di determinare lo stato di salute di una persona. A evidenziare come l'indice possa far prendere degli abbagli sono stati soprattutto due studi, uno del 2011 e uno pubblicato quest'anno, del Cdc di Atlanta, che hanno verificato come le persone che in base al Bmi sarebbero considerate sovrappeso, che lo hanno cioè tra 25 e 30, in realtà tendono a vivere di più rispetto a quelle che ricadono nel range considerato normale. Altre ricerche hanno invece evidenziato che l'attività fisica abbassa la mortalità indipendentemente dall'indice di massa corporea, e quindi persone che lo hanno più alto potrebbero essere a minor rischio rispetto ai magri.

 

I LIMITI - «L'indice - scrivono Rexford Ahima e Mitchell Lazar dell'università della Pennsylvania - non riflette accuratamente la proporzione tra muscoli e tessuto grasso nel corpo, e non tiene conto del genere e delle differenze di razza tra le persone. Inoltre l'accumulo di grassi in alcune aree del corpo sembra dannoso, mentre in altre appare poco pericoloso». Anche chi ha un indice normale, sottolineano gli autori, non può stare tranquillo, perché in realtà un Bmi basso può nascondere uno status nutrizionale povero, in cui il corpo non riesce a metabolizzare correttamente alcune sostanze. Secondo alcune stime il 24% degli americani che hanno un Bmi corretto presentano in realtà dei profili metabolici sballati, con problemi che vanno dalla resistenza all'insulina all'eccesso di colesterolo. Dall'altra parte metà dei sovrappeso invece ha profili normali dal punto di vista del metabolismo.

PROPOSTE - «È chiaro - scrivono gli autori - che c'è un bisogno urgente di mezzi accurati e pratici per misurare la composizione del corpo e il livello degli ormoni per individuare l'obesità e predire il rischio di morte». Tra le proposte per un nuovo Bmi c'è quella di utilizzare il cosiddetto Absi (A Body Shape Index) che tiene conto anche della circonferenza della vita, dove si annida il grasso più cattivo. «Ma anche altri parametri - aggiunge l'editoriale - come la misura dei cosiddetti ormoni dell'adipe, miochine e citochine, potrebbero servire a predire il rischio associato a obesità e sindrome metabolica».

 

 

GERMANIA


13/11/2013 - 10:47 

Tonnellate di antibiotici nella carne che mangiamo

Nella sola Germania sono stati utilizzati dagli allevatori 1619 tonnellate di antibiotici, 87 in meno rispetto ai valori del 2011. E intanto scoppia il boom del veganismo

Articolo di p.d'a.


BERLINO - Arrivano buone notizie dalla Germania. Lo scorso anno gli allevatori tedeschi hanno utilizzato “soltanto” 1619 tonnellate di antibiotici per il loro bestiame (il corrispettivo di 2300 bovini adulti), 87 in meno rispetto ai valori del 2011. Lo ha reso noto lunedì l'Ufficio federale tedesco per la tutela dei consumatori e della sicurezza. Il direttore ministeriale Bernhard Kühnle, del ministero dell'agricoltura tedesco, ha però raffreddato gli animi: la Germania appartiene alla lista dei paesi europei che primeggiano nell'utilizzo di antibiotici. Kühnle ha aggiunto che nel 2014 entreranno in vigore delle misure restrittive.

Aumentato l'uso dei chinoloni - Nella classe dei chinoloni, chemioterapici con proprietà antibatterica il cui utilizzo nelle stalle viene criticato per il fatto che questo prodotto viene somministrato anche agli esseri umani quali antibiotici per i casi più difficili e critici, l’aumento riscontrato nel 2012 è stato di ben due tonnellate.

I polli da batteria - Secondo lo studio dell'istituto federale per la valutazione dei rischi di Berlino, gli animali che ricevono le dosi più massicce di antibiotici sono i polli da batteria. Nella loro breve vita, che dura in media 39 giorni, ricevono dosi di antibatterici per un periodo di circa dieci giorni. Nel 2012 le mucche da latte hanno ricevuto, in media, farmaci durante 3,5 giorni della loro vita, mentre i vitelli 1,2 giorni.

I pericoli degli antibiotici - La somministrazione massiccia di antibiotici agli animali d'allevamento viene criticato ormai da anni: "Dove vengono utilizzati antibatterici aumentano i casi di resistenze" ha detto il presidente dell'istituto federale per la valutazione dei rischi, Andreas Hensel. I batteri resistenti potrebbero, infatti, colpire l'essere umano. Tuttavia il pericolo è limitato a coloro che professionalmente hanno a che fare con la lavorazione delle carni. I consumatori hanno la possibilità di proteggersi osservando le più elementari regole igieniche di conservazione della carne.

Aumentano i vegani  - La Germania, però, non è soltanto una grande produttrice di carne. Nel paese a nord del Reno c'è un settore, quello del veganismo, che sta conoscendo un vero e proprio boom. Secondo uno studio commissionato dalla Società tedesca dei Vegani, nello scorso anno la cifra d'affari dei prodotti alternativi vegani è stata di 232 milioni di euro. Rispetto all'anno precedente la crescita è stata del 19%. Oggi in Germania ci sono circa 800mila vegani, 200mila in più rispetto all'anno scorso. Soltanto a Berlino sono 23 i ristoranti e i caffè esclusivamente vegani. A marzo di quest'anno erano soltanto 13.

Christian Vagedes, fondatore della società dei vegani tedeschi e fondatore della fiera specializzata sul veganismo, che si è tenuta ad Amburgo lo scorso 2 novembre, "queste cifre dimostrano che i prodotti alternativi vegani stanno diventando sempre più importanti per la nostra società".

I supermercati Veganz - E sempre restando sul veganismo, sulla Berliner Zeitung si legge del caso di Jan Bredack, che è stato per vent'anni uno dei manager di spicco della Daimler. E' stato lui a contribuire alla realizzazione della prima fabbrica della Daimler in Russia. Dopo il successo è arrivato l'esaurimento nervoso, che non gli ha impedito di ricominciare, dando una svolta radicale alla sua vita. Bredack ha ricominciato da zero, fondando una catena di supermercati chiamata "Veganz". La prima filiale l'ha aperta nel quartiere berlinese intellectual-chic di Prenzlauer Berg. A Francoforte ha inaugurato la sua filiale a gennaio e per fine 2015 si prevede che saranno 21 i punti vendita in mezza Europa: Vienna, Praga, Monaco, Lipsia e sembra anche in Svizzera. In questi supermercati i vegani, ma anche persone con problemi di allergie possono trovare migliaia di prodotti alternativi ai formaggi, i salumi o ai prodotti lattiero-caseari.

Il prezzo - L'unica nota dolente sono i prezzi. Due etti di "formaggio" Gouda vegano, composto da amido di patate, farina di riso, impasto di noci macinate, ananas e olio costano 6,49 euro. Il Gouda "tradizionale" costa circa 2,50 euro. Nonostante il prezzo, la richiesta dell'alternativa vegana è alta. Questo anche perché molti convertiti al veganismo sono disposti a pagare prezzi più alti per i prodotti vegani. E poi non vi sono alternative più economiche. "Attualmente molti prodotti vegani sono più cari rispetto a quelli di origine animale" ha spiegato Kristin Sebastian della Veganz. Diversi i motivi: i prodotti succedanei di origine vegetale spesso non sono sovvenzionati. Inoltre la coltivazione biologica di molte piante è ancora effettuata da piccole aziende che non riescono a creare economie di scala.

 




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BENESSERE


03/02/2014 - 08:56 

In 15 minuti di sesso quante calorie si bruciano?

L’attività amorosa può essere valutata dal punto di vista energetico, e i dati sono interessanti...

Articolo di Dr. Marco Ceriani

Foto Colourbox

 
 

LUGANO - Come tutte le performance fisiche, anche l’atto sessuale ha le sue regole metaboliche e funzionali. Dunque, mettendo da parte i sentimenti, ecco che l’attività amorosa può essere valutata dal punto di vista energetico. Accantonando credenze e manuali umoristici, dal punto di vista scientifico sono alcuni i dati interessanti.

Per prima cosa è bene sapere che il massimo della performance, e quindi del consumo calorico, in entrambi i sessi viene raggiunto in una età compresa tra i 18 e i 26 anni. Dopo i 30 anni inizia quindi un declino con progressiva perdita di prestazione che culmina nella terza età a causa di fattori limitanti a carico dell’apparato cardio-respiratorio (riduzione fino al 40% della massima potenza aerobica).

Un altro aspetto fondamentale per poter misurare il dispendio calorico è dato dalla durata della performance. Questa è stata calcolata essere in media pari a 13’ e 50” con una fase di massima intensità (orgasmo) che si protrae, in media, fino a un massimo di 8 secondi. Con tali presupposti è stato valutato che un amplesso ideale può essere paragonato a una attività fisica di medio-elevato dispendio energetico, arrivando a un consumo calorico pari a 400-600 calorie per ora. Questo significa solo 100-150 calorie per atto sessuale medio: l’equivalente di una mela!

Inoltre non bisogna trascurare dieta e qualità del cibo: per Bernard Jensen, nutrizionista californiano, la cattiva alimentazione è la principale responsabile della bassa qualità del sesso nei nostri giorni.









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Le 6 fonti di proteine non a base di carne 

Esistono delle fonti di proteine importanti, non per forza a base di carne. Nella nostraalimentazione quotidiana abbiamo bisogno delle proteine, che dovrebbero rappresentare dal 15% al 20% dei nutrienti da assumere ogni giorno attraverso i diversi cibi. Quando pensiamo alle proteine, subito colleghiamo tutto ciò alla carne rossa, ma non è così. Ci sono anche altri alimenti da tenere in considerazione, per soddisfare il nostro fabbisogno proteico. Vediamo quali sono.

I cibi fonti di proteineLatticini

Frutta seccaFagioli

Uova

 

 1. Soia

Mezza tazza di semi di soia contiene circa 300 grammi di proteine. La soia riesce a fornirci tutti gli aminoacidi essenziali importanti per restare in buona salute. Questo cibo rientra a pieno titolo nell’alimentazione dei vegetariani, che lo utilizzano per sostituire la carne, in quanto è un alimento ad alto contenuto proteico. Esistono anche dei prodotti alimentari a base di soia, come gli hamburger vegetali, ad esempio, che sono ottimi per qualunque nostro pasto. Da non dimenticare che la soia è ricca anche di fibra solubile, che fa bene al nostro intestino.

2. Latticini

Fra i latticinilo yogurt è buono e fa bene alla salute: esso contiene proteine di qualità. Possiamo dire che un vasetto di yogurt contiene la stessa quantità di proteine che corrisponde a quella riscontrabile in una porzione di carne magra. Una tazza di latte contiene circa 8 grammi di proteine e 1 grammo di formaggio riesce a fornire al nostro organismo circa 6-7 grammi di contenuto proteico.

3. Frutta secca

La frutta secca è molto importante nella nostra dieta giornaliera. Stiamo parlando di mandorle, pistacchi, noci e nocciole. Tutti questi frutti a guscio sono ricchi anche di grassi “buoni” e fibre. La frutta secca abbonda di omega 3, che riescono a svolgere un’azione benefica anche proteggendoci dai radicali liberi, principali responsabili dell’invecchiamento cellulare. Invece di cercare di ricavare tutte le proteine da un unico piatto, si può mangiare della frutta secca di tanto in tanto durante la giornata, anche per regolare il livello di fame e di zuccheri nel sangue. A questo proposito sappiamo,per ciò che riguarda il diabete e la dieta, che la frutta secca tiene sotto controllo la glicemia.

4. Fagioli

Una scodella di fagioli cotti riesce a fornire generalmente tra i 12 e i 16 grammi di proteine. Tra l’altro questi ortaggi sono ricchi anche di fibre, che sono in grado di promuovere la salute dell’apparato digerente. Riescono a mantenere bassi i livelli di colesterolo e svolgerebbero perfino un’importante azione di prevenzione nei confronti del cancro. Molti studi suggeriscono che consumare fagioli al posto della carne rossa possa ridurre il rischio di morte prematura.

5. Uova

Un uovo mediamente grande contiene 6 grammi di proteine, che corrispondono a circa il 12% del valore giornaliero raccomandato per il nostro benessere. Le proteine delle uova sono complete. Inoltre esse contengono la vitamina B12, che è coinvolta nelle funzioni importanti volte al mantenimento di un metabolismo sano. La maggior parte delle proteine di un uovo si trova nell’albume, ma anche i tuorli fanno bene, perché sono ricchi di vitamina Avitamina Dcalcio,omega 3 e acido folico.

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La vitamina B1 aiuta il cuore dei diabetici

Un derivato sintetico della vitamina B1 è in grado di proteggere i pazienti diabetici da complicazioni cardiovascolari. I dettagli della scoperta di un team di ricercatori dell’Università di Bristol illustrati sul «Journal of Molecular and Cellular Cardiology».

Il cuore dei pazienti diabetici potrebbe aver trovato una nuova alleata nella vitamina B1. Secondo un team di ricercatori dell’Università di Bristol, la vitamina sarebbe infatti in grado di prevenire le complicazioni cardiovascolari che rappresentano una delle prime cause di decesso tra i pazienti diabetici.

Dati diffusi dall’European Society of Cardiology, nel corso della Giornata mondiale contro il diabete dello scorso novembre, parlano di un rischio cinque volte maggiore per i pazienti diabetici di sviluppare malattie cardiovascolari rispetto alla popolazione sana: ciò si traduce in un’aspettativa di vita più breve di sette-dieci anni e in un maggior rischio di attacco cardiaco fatale.

Partendo dagli esiti di un precedente studio condotto presso l’Università di Warwick, che ha individuato percentuali inferiori di vitamina B1 (fino al 75% in meno) nei pazienti con diabete di tipo 1 e di tipo 2, gli studiosi dell’Università di Bristol hanno somministrato un derivato della vitamina, chiamato benfotiamina, a un campione di cavie sia affette da diabete che sane.

Il trattamento, a partire dagli stadi iniziali d’insorgenza della malattia, ha dimostrato di rallentare e prevenire i danni al cuore, nonché di migliorare il tasso di sopravvivenza e di recupero dopo attacco cardiaco nelle cavie con diabete di tipo 1 (e anche, peraltro, negli animali non diabetici).

«La supplementazione con benfotiamina sin dagli esordi del diabete – dice Paolo Madeddu che ha coordinato la ricerca pubblicata sul «Journal of Molecular and Cellular Cardiology» – ha migliorato la sopravvivenza e il recupero dopo attacco cardiaco, prevenendo inoltre l’insorgenza di patologie cardiovascolari nelle cavie con diabete sia di tipo 1 che di tipo 2.

La benfotiamina può costituire un nuovo approccio terapeutico per i pazienti diabetici e i prossimi passi in questo ambito di ricerca saranno effettuati per verificare effetti simili anche nell’uomo».

FONTE:
P. Madeddu et al., Benfotiamine improves functional recovery of the infarcted heart via activation of pro-survival G6PD/Akt signaling pathway and modulation of neurohormonal response



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Le vitamine del gruppo B svolgono un ruolo fondamentale nella produzione di numerosi enzimi che governano il metabolismo cellulare. Usato quotidiamente contribuisce a mantenere delle ottime condizioni di benessere.

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Le 14 cattive abitudini che tolgono energia

Se le energie psicofisiche tendono pericolosamente al basso, la colpa potrebbe non essere solo delle notti in bianco che avete passato di recente. Anche semplici gesti quotidiani come bere un bicchiere d’acqua (o meglio, non berlo affatto), saltare la colazione o farsi un goccetto prima di andare a letto possono esaurirci fisicamente, per non parlare poi di tutta una serie di atteggiamenti mentali - come il non riuscire a dire mai di no o il cercare la perfezione a tutti i costi – che ci sfiniscono a livello emotivo. Ma il modo di ricaricare le batterie c’è, come spiega il sito «Health»che ha stilato un elenco di 14 cattive abitudini che azzerano le nostre scorte energetiche e altrettanti consigli per aiutarci a rimetterci in pista(testi a cura di Simona Marchetti)






Saltare l’esercizio fisico quando si è stanchi
Paradossalmente, si ottiene l’effetto contrario: la conferma in uno studio dell’Università della Georgia, che ha evidenziato come una regolare attività fisica aumenti la resistenza, aiuti a mantenere efficiente il sistema cardiovascolare e porti ossigeno ai tessuti. Quindi pensateci la prossima volta che vi viene voglia di bigiare la palestra.

Non bere abbastanza acqua
Essere leggermente disidratati – ovvero, anche solo il 2% del normale – intacca i nostri livelli energetici, perché riduce il volume ematico e rende il sangue più spesso, compromettendo così il pompaggio cardiaco e riducendo la velocità con cui l’ossigeno e le sostanze nutritive raggiungono muscoli ed organi.

Non consumare ferro a sufficienza
Una carenza di ferro può causare debolezza, irritabilità e stanchezza, minare la capacità di concentrazione e aumentare il rischio di anemia. Ecco perché è bene fare il pieno di ferro, consumando cibi che lo contengono (come carne di manzo magra, fagioli, tofu, uova, verdure a foglia verde, noci e burro d’arachidi), abbinati ad alimenti ricchi di vitamina C, che ne favoriscono l’assorbimento.

Essere dei perfezionisti
Sforzarsi di raggiungere la perfezione (che però non esiste), porta a lavorare ancora più duramente e più a lungo del necessario, ma gli obiettivi che ci si pone sono così irrealistici che diventano impossibili e questo scatena l’insoddisfazione. Il trucco? «Porre un limite temporale ai progetti – spiega la psichiatra newyorkese Irene S. Levine – e fare in modo di rispettarlo: in questo modo vi renderete conto che il tempo extra di prima non serviva a migliorare il lavoro»

Fare di un granellino di sabbia una montagna
Se pensate allo scenario peggiore ad ogni occasione (ad esempio, il capo vi convoca per una riunione inattesa e voi vi convincete che stia per licenziarvi) state sicuri che questo si realizzerà e quest’ansia vi paralizzerà al punto da lasciarvi mentalmente esausti.

Saltare la colazione
Il cibo dà energia e quando si dorme, il fisico consuma quello che avete mangiato la sera prima per mantenere il pompaggio del sangue e far circolare l’ossigeno. Ragion per cui quando ci si sveglia al mattino è necessario ricaricare le energie con una buona colazione, che fa ripartire il metabolismo.

Ingozzarsi di schifezze
Gli alimenti ricchi di zuccheri e carboidrati semplici innalzano il picco glicemico, che poi altrettanto repentinamente si abbassa e questo continuo alternarsi di valori rende più stanchi. Il rimedio giusto è tenere costante il livello di zuccheri nel sangue con una dieta sana ed equilibrata.

Non riuscire a dire “no”
Essere troppo servizievoli va spesso a discapito dell’energia psicofisica e, parallelamente, della propria felicità, lasciando al contempo risentiti ed arrabbiati col mondo. Ma imparare a dire “no” si può.

Avere un ufficio disordinato
Secondo uno studio di Princeton, una scrivania ingombra di documenti sfinisce mentalmente, perché limita la concentrazione e la capacità del cervello di elaborare informazioni. Di conseguenza, a fine giornata meglio dare una bella ripulita e metter un po’ d’ordine fra le carte, così da iniziare con rinnovato slancio la mattina successiva.

Lavorare quando si è in vacanza
Controllare le mail quando invece bisognerebbe pensare solo a rilassarsi è il modo migliore per fare cortocircuito. Staccare realmente la spina permette invece di ricaricare corpo e mente e di tornare in ufficio più forti e più efficienti di quando si è partiti.

Bere uno o due bicchieri di vino prima di coricarsi
Il goccetto della buonanotte può sembrare un bel modo di rilassarsi ed addormentarsi, ma in realtà è tutto il contrario, «perché l’iniziale effetto sedativo viene vanificato dall’aumento di adrenalina che si scatena una volta che l’organismo ha metabolizzato l’alcool – spiega il dottor Allen Towfigh, esperto di disturbi del sonno del New York Neurology & Sleep Medicine – e che può quindi provocare un improvviso risveglio nel cuore della notte, sabotando così il sonno».

Controllare la posta elettronica a letto
La luce prodotta dallo schermo retroilluminato di un tablet, uno smartphone o un computer rischia di mandare in tilt il naturale ritmo circadiano del corpo, riducendo i livelli di melatonina.

Fare il pieno di caffeina per reggere durante la giornata
Fino a tre tazze di caffè al giorno siamo nei limiti del consentito anche dalla scienza, ma un uso improprio della caffeina può avere serie ripercussioni sul ciclo sonno/veglia, perché questa sostanza va ad inibire il rilascio di adenosina, un neurotrasmettitore che induce l’insorgenza del sonno.

Restare svegli fino a tardi nei fine settimana
D’accordo, non lavorate, quindi potete godervela, ma fare le ore piccole il sabato e restare a letto fino a mezzogiorno la domenica mattina assicura poi un lunedì da addormentati alla scrivania.

 

 
Cascina Corba, Milano Un brano di poesia agreste a dispetto del grigiore metropolitano. È Cascina Corba, corte seicentesca in piena città, romantico anacronismo a 15 minuti dal centro. Rustiche eleganze riscaldate da un grande camino, tanto legno, mattoni a vista, per una schietta cucina regionale: risotto allo zafferano, riso al salto, ravioloni di zucca alla mantovana, cotoletta alla milanese (anche con impanatura senza glutine) e un imperdibile zabaione caldo con gelato di marron glacé. Numerosi pure i piatti di pesce, in base all’offerta giornaliera del prestigioso mercato ittico di Milano.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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Le 10 cascine gourmet a un’ora da Milano


Cascina Corba, Milano 

Un brano di poesia agreste a dispetto del grigiore metropolitano. È Cascina Corba, corte seicentesca in piena città, romantico anacronismo a 15 minuti dal centro. Rustiche eleganze riscaldate da un grande camino, tanto legno, mattoni a vista, per una schietta cucina regionale: risotto allo zafferano, riso al salto, ravioloni di zucca alla mantovana, cotoletta alla milanese (anche con impanatura senza glutine) e un imperdibile zabaione caldo con gelato di marron glacé. Numerosi pure i piatti di pesce, in base all’offerta giornaliera del prestigioso mercato ittico di Milano.

Mulino Grande, Cusago (Milano) 
Nel Cinquecento era un mulino, oggi è un relais di charme dove alta tecnologia, design e arte contemporanea dialogano con la memoria, dando un senso nuovo alle schegge del passato. Come alla grande ruota ad acqua, che scandisce i tempi slow di questo rifugio rural-chic a vocazione eco-sostenibile. A cominciare dalla tavola, dove il Ristorante Magiono propone una carta d’autore d’ispirazione lombarda, quasi interamente a chilometro zero: ortaggi, erbe aromatiche, frutta dall’orto-giardino del resort e carni dalle cascine vicine, “in cui gli animali sono allevati senza ogm e alimentati in maniera naturale”. Parola dello chef, Domenico Notturno, cresciuto sotto l’ala di maestri celeberrimi: Gualtiero Marchesi, Alain Ducasse, Davide Oldani.

Cascina Caremma, Besate (Milano) 
Un paradiso per buongustai l’antica Cascina Caremma nel Parco del Ticino (prima azienda agricola biologica nel milanese), fiera di legare la terra alla tavola con il filo più corto, quello della filiera chiusa. Colture di cereali, allevamenti di razze rustiche, coltivazioni di frutti di bosco, produzione di birra con materie prime locali regalano sapori d’altri tempi. Come quelli dei salumi, del risotto alle sei erbe del Parco, dell’oca ripiena con polenta integrale, del pane con farine bio cotto in forno a legna. In calendario, cene a tema sui cibi della memoria contadina ed eventi con stelle della cucina (l’ultimo Pietro Leemann). Menu fisso “per garantire la freschezza delle preparazioni”; il pranzo è alle 13, la cena alle 20.30. Per il relax, centro benessere con pareti a vetrata sulle campagne.

Antica Osteria Rampina, San Giuliano Milanese (Milano) 
L’indirizzo fuori porta prediletto da Gualtiero Marchesi, che ha anche festeggiato qui l’ultimo compleanno. Alloggiata nelle scuderie di un cascinale del Cinquecento, la Rampina, tavoli in legno e sedie in paglia, è l’osteria più antica dell’intera provincia di Milano. Baluardo della tradizione padana, alfiere lo chef Lino Gagliardi, serve i piatti della memoria (pasta e fagioli, riso al salto, trippa, rane fritte), dolci fatti in casa, salumi e formaggi della zona. Lombarda anche la carta dei vini, che spaziano dall’Oltrepò Pavese alla Valtellina.

Cascina Ovi, Segrate (Milano) 
Negli Statuti delle strade e acque del contado di Milano, Cascina Ovi compare già nel 1346. Oggi è ancora lì, custode di antichi sapori, che si pregustano fin dalla loro preparazione nella cucina a vista affacciata sulla sala con camino tappezzata di foto di vita contadina. Da non mancare i taglieri di salumi e formaggi con marmellate e mostarde fatte in casa e il ventaglio di risotti, dai grandi classici con stimmi di zafferano o funghi porcini a quelli più ricercati, con carciofi e scamorza o crema di taleggio e noci. Alla terra si affianca una ricca carta di mare, che contempla tartare, carpacci e grandi crudi.

Pomiroeu, Seregno (Monza e Brianza) 
Ieri era una cascina ombreggiata da meli. Ora del meleto non rimane che il nome: Pomiroeu (in dialetto), insegna di un ristorante caro ai gourmet, quello di Giancarlo Morelli, stella Michelin. Uno che innesta la creativà sulla tradizione, a suo agio tra i piatti storici della cucina lombarda, come tra le fantasie papillari della Carta bianca, dove lascia briglia sciolta al suo estro. Qualche esempio? Gnocchi al fieno, latticello di capra, salmerino mi cuit e la sua pelle croccante; Cubi di lingua glassati all’aceto stravecchio, soffice di castagna e cime di rapa o Bavarese alla corteccia di faggio, terra di bosco e gelato al corbezzolo. Senza dimenticare il Risotto Carnaroli del “Pavese Gran Riserva”, mantecato alla ricotta di bufala leggermente affumicata con tartare di gamberi rossi e tartufo nero, colatura di alici, già risotto dell’anno 2010 al premio Riso Gallo.

Cascina Scottina, località Scottina, Cadeo (Piacenza) 
Tempio a una cucina d’eccellenza fedelissima alla grande tradizione piacentina. I fratelli Cesena, Claudio ai fornelli e Marco in sala, hanno trasferito l’esperienza maturata all’Antica Osteria della Pesa a Travazzano di Carpaneto nella preziosa cornice della Cascina Scottina, tutta camini accesi, mattoni grezzi, travi a vista e tavoli a distanza per onor di privacy. Due i menu: Pesce e Tradizione custode, quest’ultimo, dei piatti firma della casa. Dai classici pisarei e fasò, ma nella versione più antica (e brodosa), a quei ravioli ripieni di “picula ad caval” (macinato di cavallo) con verdure croccanti e burro alle nocciole, che conquistarono Luigi Veronelli. “Succulenti e originali nell’abbinamento”, disse. Da allora, un must.

Locanda degli Artisti, Cappella de’ Picenardi (Cremona) 
Nelle campagne tra l’Oglio e il Po, terre di antiche vocazioni agricole, stalla, barchessale e fienile di una piccola, antica corte padana fanno da sfondo alla Locanda degli Artisti, rifugio gastronomico ad altissima suggestione per le atmosfere rural shabby degli ambienti e le irresistibili tentazioni della gola. La cucina di un fuoriclasse come Sergio Carboni nobilita la generosa tradizione cremonese con piatti succulenti: Culaccia stagionata (20 mesi) con piccole brioche al gorgonzola, Crocchette di cotechino con sformatino di lenticchie e frittura di cipolle, Gnocchi di pan grattato al ragù di funghi e fagioli o Marubini ai profumi dell’orto ripieni di brasato di manzo, maiale, pesto di salame e grana padano, immancabili sulla tavola contadina del Natale.

LoRo, Trescore Balneario (Bergamo) 
Argilla, fungo porcino, gnocco con crema al latte e tartufo nero, Capriolo marinato nel bosco con mirtilli, trevisano e mele o Crema di castagne, mousse di cioccolato bianco, gelato alla castagna e rosmarino? Ecco alcune delizie della carta d’autunno firmata Pier Antonio Rocchetti, fresco di stella Michelin al suo ristorante LoRo di Trescore Balneario. Sapori e design contemporanei in una cascina nobiliare in pietra e legno del XVII secolo con soffitti a volta, travi a vista e camini a fuoco vivo, nello stesso borgo che incastona il magico oratorio Suardi affrescato da Lorenzo Lotto, meraviglia del Rinascimento maturo.

Cascina Picchetta, Cameri (Novara) 
Le cose buone fatte in casa: il pane, la pasta fresca (dagli strozzapreti al gras de rost ai tagliolini con toma Murazzano, scalogno e pepe) e gli sgabei, gustosissimi gnocchi fritti. Ecco le golosità della Cascina Picchetta, osteria dalle ricercatezze informali nell’affascinante complesso della Picchetta nel Parco del Ticino (XVI secolo), con giardini storici, torrette angoli, un alto tiburio con lanterna. Le sale interne vantano un grande camino, soffitti a volta in mattoni e romantici affacci sulla corte. La cucina si inserisce nelle tradizioni piemontesi e per l’autunno propone funghi, polente taragne, tome della val Sesia, tagliate di fassone. (Ha collaborato Silvia Frau)

Microonde, i 5 da non cuocere

Non tutti i cibi si prestano a essere scaldati nel microonde. Ecco quali secondo la Food Standards Agency e lo European Food Information Council
 


La Food Standards Agency e lo European Food Information Council pongono l'attenzione su 5 alimenti che non andrebbero mai scaldati nel forno a microonde. Un elettrodomestico comodo, che ci consente di fare molto più in fretta. Ma che non è indicato a tutti gli alimenti. E non tanto per il gusto o il tipo di cottura. Ma per le alterazioni a cui questi sarebbero sottoposti. Alterazioni che potrebbero avere effetti negativi sulla salute o sulla digestione. Vediamo quali sono questi alimenti.

  • Pollo. Dovrebbe essere noto a tutti che la carne di pollo presenta batteri come salmonella e Campylobacter. Questi possono essere resi inoffensivi grazie alla cottura. Cottura che deve avvenire ad alte temperature e in modo uniforme. Il microonde, però, non scalda uniformemente. Ed emana calore a ondate. Se la questione dei batteri non vi basta, sappiate che la carne bianca è diversa da quella rossa anche per composizione proteica. Attraverso il microonde, le proteine della carne di pollo potrebbero dare fastidio allo stomaco, una volta scomposte attraverso il microonde.
  • Riso. Se lasciato a temperatura ambiente, i batteri presenti si moltiplicheranno, rilasciando sostanze tossiche. Scaldare il cereale con il microonde potrebbe non essere sufficiente all'eliminazione di queste colonie batteriche, portando a problemi come diarrea e vomito.
  • Patate. In questo caso fa molto la conservazione dopo la cottura, piuttosto che lo scaldarle nel microonde. Ad ogni modo: se le patate, dopo essere state cotte, vengono lasciate raffreddare a temperatura ambiente, potrebbero sviluppare il batterio Clostridium botulinum. Scaldare successivamente le patate nel microonde non garantisce la totale distruzione del batterio del botulismo.
  • Funghi. Come sopra, a seconda della conservazione, scaldarli al microonde potrebbe dare adito a mal di stomaco.
  • Spinaci e altre verdure. In questo caso a destare preoccupazione è il possibile livello di ione nitrato. A seconda di dove e come viene coltivata la verdura, possono infatti presentare concentrazioni elevate di nitrati. Di per sé non sono dannosi, ma tramite alte temperature possono diventare prima nitriti, e poi nitrosammine. Queste ultime sono cancerogene.
Curiosità | 29 apr 2016

SVIZZERA

01/06/2016 - 10:04 

Voglia di cucinare zero: gli svizzeri si danno ai beveroni

Chi è sempre di fretta o vuole evitare la fatica di stare ai fornelli ricorre sempre più spesso all'alimentazione liquida

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ZURIGO - Aprire il sacchetto, aggiungere acqua al contenuto e mescolare: i beveroni sostitutivi dei pasti sono sempre più popolari. Il produttore Queal, per esempio, dall’inizio della sua attività due anni fa ha venduto un milione di porzioni in Europa. Nell’ultimo anno le vendite sono raddoppiate in Svizzera.

 
 

Originariamente il target erano gli uomini d’affari super occupati, spiega un portavoce del produttore Huel. Da allora, però, la clientela si è ampliata: «Studenti, sportivi, madri, pensionati, viaggiatori zaino in spalla, militari e frequentatori di openair si affidano agli alimenti liquidi», aggiunge Huel. Il cliente tipo è una persona che non sa cucinare, ma vuole comunque assumere tutti gli elementi nutritivi in maniera ottimale.

Anche la dietista diplomata Sonja Ricke conferma che si ricorre sempre più spesso agli alimenti liquidi: «Soprattutto i giovani trovano bello non dover più perdere tempo per mangiare», afferma. Ricke si immagina addirittura che, in un futuro lontano, a causa dell’altissima pressione e della mancanza di tempo la gente cucinerà solo nel fine settimana.

Alla Società svizzera di nutrizione (Ssn) si guarda al trend dei pasti pronti in maniera estremamente critica: «Mangiare solo alimenti mischiati da ingurgitare velocemente non ha più nulla a che fare con la cultura del cibo», commentano. Se qualcuno volesse nutrirsi esclusivamente di questi prodotti ─ precisa poi la portavoce Steffi Schlüchter ─ dovrebbe analizzare con attenzione l’equilibrio dei diversi elementi nutritivi assunti. È importante, inoltre, fare delle pause per i pasti: hanno infatti anche un ruolo sociale significativo.

 
Articolo di Jonathan Hoppler
 

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SVIZZERA


01/06/2016 - 10:04 

Voglia di cucinare zero: gli svizzeri si danno ai beveroni

Chi è sempre di fretta o vuole evitare la fatica di stare ai fornelli ricorre sempre più spesso all'alimentazione liquida



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ZURIGO - Aprire il sacchetto, aggiungere acqua al contenuto e mescolare: i beveroni sostitutivi dei pasti sono sempre più popolari. Il produttore Queal, per esempio, dall’inizio della sua attività due anni fa ha venduto un milione di porzioni in Europa. Nell’ultimo anno le vendite sono raddoppiate in Svizzera.

 

 

Originariamente il target erano gli uomini d’affari super occupati, spiega un portavoce del produttore Huel. Da allora, però, la clientela si è ampliata: «Studenti, sportivi, madri, pensionati, viaggiatori zaino in spalla, militari e frequentatori di openair si affidano agli alimenti liquidi», aggiunge Huel. Il cliente tipo è una persona che non sa cucinare, ma vuole comunque assumere tutti gli elementi nutritivi in maniera ottimale.

Anche la dietista diplomata Sonja Ricke conferma che si ricorre sempre più spesso agli alimenti liquidi: «Soprattutto i giovani trovano bello non dover più perdere tempo per mangiare», afferma. Ricke si immagina addirittura che, in un futuro lontano, a causa dell’altissima pressione e della mancanza di tempo la gente cucinerà solo nel fine settimana.

Alla Società svizzera di nutrizione (Ssn) si guarda al trend dei pasti pronti in maniera estremamente critica: «Mangiare solo alimenti mischiati da ingurgitare velocemente non ha più nulla a che fare con la cultura del cibo», commentano. Se qualcuno volesse nutrirsi esclusivamente di questi prodotti ─ precisa poi la portavoce Steffi Schlüchter ─ dovrebbe analizzare con attenzione l’equilibrio dei diversi elementi nutritivi assunti. È importante, inoltre, fare delle pause per i pasti: hanno infatti anche un ruolo sociale significativo.


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BERNA


03/11/2016 - 15:09 

Allarme salute, quasi uno svizzero su due è in sovrappeso

La percentuale di uomini è più che doppia rispetto a quella delle donne


 

BERNA - Quasi la metà delle persone in Svizzera è sovrappeso. I suggerimenti sul consumo di frutta e verdura sembrano inoltre avere poca risonanza, si legge in uno studio pubblicato oggi.

Per effettuare la ricerca menuCH sono state intervistate circa 2000 adulti di tutta la Svizzera. L'indice di massa corporea (body mass index, BMI o IMC), ha mostrato che il 54% delle persone ha una corporatura normale, si legge in un comunicato dell'Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria (USAV).

Il 44% risulta invece in sovrappeso e la percentuale di uomini è più che doppia rispetto a quella delle donne. Solo il 2% della popolazione è invece sottopeso, con una percentuale di donne in questo caso tripla rispetto agli uomini. I dati non mostrano rilevanti differenze regionali.

Per quel che riguarda il consumo di frutta e verdura, circa l'87% degli intervistati di età compresa fra i 18 e i 75 anni ne mangia una o più porzioni al giorno. Più di un quarto della popolazione ne consuma 3 o 4 al giorno. Tuttavia, soltanto il 13% segue il consiglio nutrizionale di 5 porzioni.

Differenze regionali - In questo caso esistono comunque delle differenze regionali: il 22% degli italofoni consuma meno di una porzione al giorno, percentuale che scende al 12% nella Svizzera tedesca e al 13% in Romandia.

Per il sondaggio di menuCH, gli intervistati hanno fornito volontariamente informazioni sulle loro abitudini in fatto di alimentazione e attività fisica e sono stati sottoposti a misurazioni del peso e dell'altezza. La ricerca è stata svolta dall'Università di Losanna su incarico di USAV e Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP).

I dati verranno analizzati nella loro completezza nel 2017. Seguirà una comunicazione dell'USAV con i risultati emersi dal sondaggio e le relative conclusioni.


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Eliminare il gonfiore addominale con l’alimentazione. Pancia piatta: cibi “sì" e “no"
 
Ricordate il vecchio ammonimento «non si parla con la bocca piena»? Chi soffre di gonfiore addominale dovrebbe tenerlo a mente: mangiare e parlare allo stesso tempo è infatti una delle cause per cui l’addome può gonfiarsi. Il disturbo è uno dei sintomi più evidenti associati a diverse condizioni a carico del sistema gastrointestinale, ma spesso è semplicemente conseguenza di un’alimentazione ricca di cibi «sbagliati». Ecco alcuni alimenti che lo favoriscono e altri che invece lo contrastano. Ce ne parla la dottoressa Manuela Pastore, dietista dell’ospedale Humanitas
 
 

1. Perché ci gonfiamo

 
In tantissimi, uomini e donne e a qualsiasi età, hanno accusato almeno una volta gonfiore dopo aver mangiato. Non si tratta di quella sensazione di pienezza da dopo pasto ma di una visibile distensione addominale dovuta all’ingestione di cibi che tendono a fermentare. Per via della fermentazione di alcune sostanze contenute in questi alimenti alleati del gonfiore, si forma del gas. L’equilibrio dei batteri che vivono nel colon viene alterato e si manifestano sintomi come gonfiore addominale, meteorismo e problemi digestivi.
 

 
 
 
Il gonfiore, infine, può essere il segno di alcune condizioni patologiche come la sindrome dell’intestino irritabile, la celiachia, la stipsi, l’intolleranza al lattosio. Secondo alcune stime, fino al 90% dei pazienti con il colon irritabile manifestano pancia gonfia.
 

 
2. Gli zuccheri che fermentano: i FodMap
 
Un acronimo raccoglie quegli zuccheri che possono portare al gonfiore: FodMap. F sta per Fermentabili, ovvero carboidrati che producono gas; O per Oligosaccaridi, come i galatto-olisaccaridi, zuccheri contenuti nei legumi; D per Disaccaridi, come il lattosio; Monosaccaridi come il fruttosio per la M e Polioli per la P, come il sorbitolo e il mannitolo, utilizzati come dolcificanti artificiali. Una dieta a basso contenuto di FodMap è ormai utilizzata come strategia terapeutica per la sindrome dell’intestino irritabile che ha il gonfiore tra i suoi sintomi: si elimina il consumo dei cibi che contengono questi zuccheri privilegiandone altri.
 

 
 
Tra i “cibi no” secondo la dieta low-FodMap ci sono anche i prodotti del grano come pasta e pane. Anche questi possono gonfiare la pancia? «Grano, segale e orzo contengono fruttani che fanno parte di quegli zuccheri fermentabili. Non bisogna però fare un processo a pasta e pane già sotto accusa per tanti altri motivi. Il rischio è maggiore se assunti in grandi quantità, masticati poco, aggiunti a tanti grassi. In realtà occorre fare molta attenzione alla provenienza e al sistema di produzione per prevenire una digestione lenta. Pasta a lenta essiccazione, pane fatto con il
lievito madre sono estremamente più digeribili delle versioni commerciali».
 

 
3. Legumi (come mangiarli senza problemi)
 
Lenticchie, fagioli, piselli, soia, ceci sono tra i primi della lista ma sono anche tra gli alimenti che nessun nutrizionista si sentirebbe di sconsigliare, a meno che non si soffra di qualche particolare disturbo. «Il meteorismo legato al consumo di leguminose e di altri ortaggi spesso è dovuto al fatto che il nostro intestino si è abituato ad alimenti molto raffinati e si è disabituato alla fibra. Quando capita di mangiare cibi ricchi di fibre reagisce in modo anomalo, fermentando, gonfiando la pancia di aria e rallentando la digestione. Occorre pertanto introdurre i legumi inizialmente in un pasto alla settimana facendo piccoli assaggi, poi piccole porzioni, e aumentarne gradualmente frequenza e quantità; occorre inoltre avere grande cura nella scelta, nella preparazione e nella cottura», suggerisce la dottoressa Pastore. «Scegliere legumi secchi di qualità evitando quelli precotti in scatola; lenticchie e piselli decorticati sono già pronti per la cottura mentre gli altri occorre lasciarli in ammollo una notte, o comunque 12 ore, avendo l’accortezza di cambiare l’acqua un paio di volte, in modo da ammorbidirli il più possibile. L’acqua che si utilizza per lessarli non deve essere quella utilizzata per l’ammollo, non deve essere aggiunto sale ma un pizzico di bicarbonato per renderli più morbidi e leggeri; un consiglio in più è quello di aggiungere erbe carminative che evitano la fermentazione, le migliori sono alloro, zenzero fresco, santoreggia e, se piace, la menta. Con il tempo e la pazienza le leguminose non dovrebbero più gonfiare la pancia, nel caso si consiglia di optare solo per le lenticchie, in particolare quelle rosse, perché sono più digeribili».
 

 

4. Cavoli, broccoli & co.
 
Stesso discorso per le crucifere, o brassicacee. Cavoli, cavolfiori, broccoli, cavoletti di Bruxelles, verze, rape, ravanelli fermentano e rigonfiano. Tra questi però si nascondono dei veri e propri “super foods”, come li chiamano gli anglosassoni, cibi dalle proprietà anti-cancro e pilastri di una dieta salutare. «Sono per lo più ortaggi tipici della stagione invernale, preziosi perché ricchi di composti vegetali, sulforafano e indolo-3-carbinolo ad azione antitumorale, antiossidanti, vitamine del gruppo B, potassio e calcio. Per limitare gli effetti collaterali legati alla fermentazione, in persone con intestini particolarmente sensibili o mal funzionanti, devono essere consumati in piccole porzioni e non più di una volta alla settimana. In quel pasto, per facilitare la digestione, occorre alleggerire i grassi riducendo condimenti, scegliere alimenti proteici con pochi grassi e limitare le porzioni di carboidrati».
 

 

 
5. Carciofi, cipolle e lattuga
 
Anche altri tipi di ortaggi possono spingerci ad allentare la cintura dei pantaloni. Tra questi i carciofi, che causano anche meteorismo, le cipolle, la lattuga a foglia larga. «Gli ortaggi che contengono molta fibra, soprattutto se insolubile e soprattutto se consumati crudi come la lattuga e i carciofi, vanno incontro facilmente a fermentazione a livello intestinale. Masticare molto e mangiare lentamente aiutano ad ammorbidire le fibre facilitando la digestione, anche se per molte persone questi accorgimenti non sono sufficienti. Capire il proprio livello di tolleranza anche in termini di porzione è fondamentale per riuscire ad introdurli nella propria alimentazione». «Le cipolle contengono una buona percentuale di fibra ma soprattutto sono fonti di fruttani, che rientrano nei FodMap, carboidrati a catena corta che fanno parte delle fibre solubili prebiotiche molto benefiche per la salute del nostro apparato gastro-intestinale, ma che possono dare gonfiore, crampi e problemi digestivi ad alcune persone particolarmente sensibili».
 

 

6. Mele e prugne
 
Cinque è il numero magico quando si parla di frutta e verdura: così possiamo fare il pieno dei loro nutrienti e goderne dei benefici. Tra i frutti più apprezzati ce ne sono alcuni che, oltre a fibre e zuccheri naturali, lasciano però in eredità anche la produzione di gas, ad esempio le mele. Anche prugne e uva passa sono da inserire nella black list dei cibi nemici. «La frutta contiene fruttosio, fruttani e polioli, carboidrati a catena corta che possono causare qualche problema alle persone con colon irritabile o con problemi digestivi. Zuccheri e fibre fermentano, stimolando la produzione di gas come idrogeno, metano e biossido di carbonio che provocano gonfiore, meteorismo, crampi fino a
diarrea o costipazione. Può essere utile mangiarli pian piano bevendo una tisana tiepida al finocchio o alla melissa per limitare l’effetto sgradito e rilassare la muscolatura dell’apparato digerente».
 

 

 
7. Latte e derivati
 
Tra le condizioni associate al gonfiore addominale c’è sicuramente l’intolleranza al lattosio. In questo caso spesso bastano una tazza di latte o una fetta di formaggio molle per accusare gonfiore e crampi addominali. La colpa è del lattosio, lo zucchero che non viene digerito a causa del deficit di lattasi, l’enzima necessario per farlo, e che, pertanto, fermenta e gonfia. «Se l’intolleranza al lattosio è stata diagnosticata correttamente, l’alternativa più semplice è utilizzare latte e latticini senza lattosio. Si tratta di alimenti con le stesse proprietà nutritive delle versioni con lattosio, fra cui il contenuto di calcio, vitamina D e grassi, con il lattosio già scisso nei due zuccheri semplici: galattosio e glucosio, liberi di essere assorbiti senza creare problemi intestinali. Grana e parmigiano con stagionatura superiore a 30 mesi sono altamente digeribili in quanto il lattosio è completamente fermentato. Lo yogurt contiene delle percentuali di lattosio veramente esigue pertanto è meglio tollerato del latte. Spesso l’intolleranza al lattosio non è mai assoluta e piccole quantità distribuite durante la giornata vengono meglio tollerate rispetto a grandi quantità introdotte in un unico pasto. Latte vegetale e tofu sono invece le alternative completamente prive di lattosio».
 


 
8. Fritture e bibite gassate
 
Una porzione di patatine fritte, che magari vanno giù con un sorso di bibite gassate, e per la pancia non c’è scampo. Anche i fritti possono infatti aumentare il volume del nostro addome. Un motivo in più per limitare le fritture che rendono più difficile la digestione, soprattutto quando sono preparate con oli poco salutari. «I grassi rallentano molto la digestione, i cibi fritti, pertanto, rallentano lo svuotamento gastrico e questi tempi dilatati favoriscono fermentazione e gonfiore. Molti utilizzano le bibite gassate come ausilio per la digestione in realtà si tratta di bevande ricche di zuccheri fermentescibili e di gas che gonfiano la pancia come un palloncino. L’anidride carbonica contenuta nelle bevande tende a risalire dallo stomaco dando la falsa impressione di digerire, in realtà nulla ha a che vedere con i processi digestivi che dureranno ore», ricorda la specialista.

 

 
9. Ananas anti-gonfiore: un falso mito
 
Molti pensano che per mantenere una pancia piatta non si può fare a meno dell’ananas, che contiene la bromelina, l’enzima “brucia grassi” che aiuta la digestione, e della papaya. Si tratta però di una «leggenda metropolitana, partita da chissà dove ma assolutamente da smentire. La bromelina dell’ananas non brucia i grassi ma favorisce la digestione delle proteine, pertanto un pasto ricco di proteine viene digerito meglio se prima o dopo il pasto si mangia un ½ ananas fresco, non in scatola. Inutile quindi ingerire succo di ananas sperando di smaltire i depositi di grasso, si introducono invece molti zuccheri, anche nella versione senza zuccheri aggiunti, che, se non bruciati dall’organismo, vengono trasformati in grassi che si vanno ulteriormente a depositare nei punti critici». «La papaya contiene flavonoidi, è ricca di vitamina C, magnesio, potassio, ferro e tiamina, ma la componente importante per aiutare la digestione e la buona funzionalità dell’apparato digerente in genere è un enzima, la “papaina”, che può aiutare anche a ridurre nausea e costipazione».
 

 

 
10. Zenzero toccasana
 
Antinfiammatorio per eccellenza, lo zenzero può essere utilizzato anche per regolare il gonfiore addominale. Perché non aggiungerlo a una buona spremuta di agrumi, o a una centrifuga con frutta e verdura, facendo attenzione a quelle che fermentano di più? «La presenza del gingerolo, costituente attivo dello zenzero fresco, rende questa spezia un alimento dalle proprietà interessanti e per questo da aggiungere a cibi freschi o bevande, sia sotto forma di spezia in polvere sia come radice fresca. Aiuta infatti a migliorare la motilità intestinale e ha proprietà antinfiammatorie, analgesiche, calmanti e antibatteriche. Inoltre è una fonte di molecole dall’azione antiossidante, che aiuta a combattere l’azione dei radicali liberi, e di vitamine necessarie per il buon funzionamento del metabolismo e quindi della digestione, in particolare dei grassi».
 

 

 
11. Asparagi e cetrioli
 
Il gonfiore addominale può essere dovuto anche alla ritenzione idrica. Utile una dieta con meno sodio, contenuto in tanti prodotti come carni processate e insaccati, e più liquidi. 1,5-2 litri di acqua al giorno, oppure 8-10 bicchieri, sono l’obiettivo ma esistono anche cibi che aiutano la diuresi. Tra questi gli asparagi e i cetrioli che di acqua ne contengono oltre il 95%. «La ritenzione idrica può avere diverse cause, sicuramente un’alimentazione ricca di sale ma anche di zuccheri semplici contribuisce a trattenere i liquidi. Frutta e verdura contengono potassio che contrasta la ritenzione di sodio pertanto devono essere presenti nella dieta quotidianamente. Circa l’80% dei liquidi necessari all’organismo deve essere soddisfatto bevendo, la restante parte sarebbe meglio assumerla attraverso gli ortaggi che hanno il vantaggio di apportare anche vitamine e minerali. Oltre ai cetrioli, che contengono in assoluto la percentuale più alta di acqua, ci sono anche lattuga iceberg, sedano, ravanelli, pomodori, peperoni verdi, spinaci, broccoli, carote. Anche la frutta come fragole, anguria, pompelmo, melone e arance».

 


 
12. Pesce
 
Digeribile, sano e con i grassi “buoni”, gli omega-3 di cui molte specie sono ricchi: il pesce difficilmente gonfierà la pancia e rallenterà la digestione. «Il pesce così come la carne bianca sono alimenti altamente digeribili soprattutto se cucinati in modo gustoso ma povero di grassi. Il pesce contiene non solo omega 3 ma anche acidi grassi monoinsaturi tipici anche dell’olio di oliva, soprattutto extravergine», ricorda la dottoressa Pastore.
 

 

 
13. Il finocchio
 
Prevenire, oppure ostacolare il gonfiore addominale, bevendo una tisana. Quando si parla di contrasto al gonfiore il finocchio la fa da padrone: «Il finocchio svolge una funzione carminativa, aiuta cioè a evitare la fermentazione, così come la menta, il coriandolo, il cumino, il cardamomo, la melissa, la malva e l’anice stellato. Si possono utilizzare da soli oppure tutti insieme per un’azione più efficace».
 

 
 
A questo punto mi sorge spontanea una affermazione... una domanda...!
 
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La prima colazione è un toccasana, ma può far ingrassare se si sbaglia 

Bisogna saperla fare: se al mattino si punta solo sui carboidrati il senso di sazietà dura poco e si rischia di ingrassare

di Carla Favaro (nutrizionista)


Da anni ci sentiamo ripetere che la prima colazione è fondamentale in una dieta equilibrata e che saltarla favorisce l’aumento di peso. Questo però non significa che basti aggiungerla ai pasti abituali, senza prestare alcuna attenzione alle sue caratteristiche, per ottenere benefici. Anzi, la decisione potrebbe addirittura rivelarsi controproducente.
 
Lo studio 

Lo si è osservato in uno studio condotto negli USA, pubblicato su Appetite. In questa ricerca, un gruppo di donne tra i 18 ei 55 anni che non erano abituate a fare la prima colazione sono state divise in due gruppi: uno ha continuato a saltare questo pasto; l’altro ha iniziato a farlo, introducendo al mattino almeno il 15 per cento delle calorie giornaliere. Dopo quattro settimane il peso delle donne che avevano fatto la colazione era aumentato in media di 600 grammi. Con l’aggiunta di questo pasto, le donne introducevano circa 263 chilocalorie al giorno in più e poiché non avevano ricevuto indicazioni su che cosa mangiare avevano dato la preferenza ai carboidrati. E l’aggiunta della prima colazione non veniva compensata da una riduzione delle calorie negli altri pasti e neppure da un incremento dell’attività fisica. Nell’altro gruppo, che aveva continuato a non fare la prima colazione, il peso era rimasto stabile.
 

I consigli 

Proprio per verificare che cosa succede quando si aggiunge un pasto senza adottare alcun tipo di accorgimento i ricercatori non avevano dato indicazioni su quali alimenti preferire, nè su eventuali accortezze da adottare negli altri pasti della giornata. «Fare colazione è senz’altro utile per dare a muscoli e cervello energia per la mattinata senza dover ricorrere a snack poco salutari — commenta Gabriele Riccardi, professore di Endocrinologia e malattie del metabolismo all’ateneo Federico II di Napoli.— Però la scelta dei cibi è importante: la colazione all’americana, ricca di grassi e di zuccheri, aumenta l’introito energetico quotidiano ma non induce un senso di sazietà duraturo. Viceversa, cereali integrali, frutta, noci, yogurt magro, grazie al contenuto di fibre e proteine, rallentano il rilascio dei nutrienti consentendo di arrivare a pranzo meglio “attrezzati” per evitare quegli eccessi a che, a lungo andare, determinano aumento di peso».


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